
PISCINA DI VALENZA ? “Facciamo chiarezza !”
- Redazione

- 7 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Capisco che in campagna elettorale sia forte la tentazione di tuffarsi nelle polemiche. Però, prima di tuffarsi, sarebbe buona norma controllare almeno se c’è l’acqua,o in questo caso, se ci sono gli atti.
Sul centro natatorio comunale occorre quindi fare qualche precisazione.
Il mutuo non è stato acceso “alla leggera” né per il piacere di pagare interessi con i soldi dei valenzani. Si tratta di un mutuo di 25 anni con l’Istituto per il Credito Sportivo, per circa 2,5 milioni di euro, collegato al bando “Sport Missione Comune”. Il Comune è stato ammesso a un contributo in conto interessi per i primi 10 anni, con un contributo massimo concesso pari a oltre 440 mila euro.
Tradotto: non siamo davanti al Comune che butta soldi dalla finestra aspettando una piscina immaginaria, ma a un’operazione finanziaria costruita proprio per sostenere interventi sull’impiantistica sportiva.
Quanto al fatto che il mutuo sia stato richiesto prima dell’appalto, non si tratta di uno scandalo amministrativo: si chiama ordinaria gestione di un’opera pubblica. Prima si individua la copertura finanziaria, poi si approva il progetto e poi si avvia la gara. Diversamente sarebbe come ordinare una piscina senza sapere con quali soldi pagarla: suggestivo, ma non proprio compatibile con il TUEL.
L’art. 191 del D.lgs. 267/2000, infatti, ricorda che gli enti locali possono assumere obbligazioni solo nei limiti degli stanziamenti di bilancio e con la necessaria copertura finanziaria. Anche il Codice dei contratti pubblici, D.lgs. 36/2023, si muove nella stessa logica: programmazione, progettazione, copertura e poi affidamento. Non il contrario.
L’art. 37 del D.lgs. 36/2023 disciplina la programmazione dei lavori pubblici; l’art. 41 riguarda la progettazione; l’art. 17 prevede la decisione a contrarre prima dell’avvio della procedura di affidamento. Insomma, prima si costruisce il percorso amministrativo e finanziario, poi si manda in gara l’opera. Non è burocrazia creativa: è legge.
Sulla ditta “di Roma”, poi, vale la pena ricordare un dettaglio non secondario: è stata svolta una procedura aperta. Procedura aperta significa, per definizione, una gara alla quale possono partecipare tutti gli operatori economici in possesso dei requisiti, non solo quelli con sede entro un certo numero di chilometri dal cartello di Valenza.
L’art. 71 del D.lgs. 36/2023 disciplina proprio la procedura aperta. E i principi generali del Codice, a partire dagli artt. 1, 2, 3 e 10, parlano di risultato, fiducia, accesso al mercato, concorrenza e non discriminazione. Non risulta invece che il Codice preveda il criterio “vince chi abita più vicino alla piscina”.
È vero, invece, che nella fase esecutiva sono emerse criticità nei rapporti con l’impresa appaltatrice e nell’andamento dell’intervento. Questo non viene negato né nascosto.
Gli uffici comunali stanno lavorando per affrontare e risolvere tali problematiche, utilizzando gli strumenti previsti dal contratto e dal Codice dei contratti pubblici, sempre nel rispetto della legge, dell’interesse pubblico e della tutela delle risorse dell’Ente.
Perché anche quando ci sono problemi - e nelle opere pubbliche può accadere - non si risolvono con un post indignato o con una battuta sulla provenienza geografica dell’impresa. Si risolvono con atti, verifiche, contestazioni formali, responsabilità e procedure corrette.
Le domande sono sempre legittime. Le verifiche anche. Le imprecisioni, invece, restano imprecisioni anche quando vengono scritte con grande convinzione.

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